sabato 26 luglio 2014

"DEVO PAGARE L'IMU ANCHE PER IMPORTI MOLTO BASSI?"

Se l'importo dell'IMU è irrisorio non è necessario pagarlo. La soglia minima per il versamento è infatti fissata a 12 euro salvo diversa decisione da parte del Comune e indicazioni per la compilazione dei modelli di pagamento.



Importo minimo da versare



Esiste una soglia fissata a livello nazionale da una legge del 2002 pari a 12 euro. Al di sotto di questa soglia non bisogna versare nulla. Tuttavia l'IMU ha la particolarità di essere un tributo municipale, quindi i Comuni hanno la possibilità di modificare questa cifra e chiedere anche somme più basse (o anche più elevate). L’importo minimo si riferisce al singolo contribuente (dunque vale per ciascuno dei comproprietari) in relazione al complesso degli immobili situati nello stesso Comune per i quali si versa l’imposta: possono essere unità immobiliari diverse anche un garage o una cantina se accatastati separatamente.

Il caso di imposta al di sotto dei 12 euro non è così raro per abitazioni di basso valore catastale o anche di valore più alto in caso di proprietà solo per pochi mesi dell’anno. Anche su questo punto i chiarimenti del Mef dovranno essere recepiti a livello locale.
(Fonte: 
marketmovers.it)

venerdì 25 luglio 2014

FORZA ARGENTINA...

Per una buona volta sto con i "Cialtroni" Argentini.
Perchè forse stanno per aprire il vaso di Pandora, ovvero alzare un simpatico dito medio, dichiarare bancarotta, e non pagare più un cavolo a nessuno.
E poi vediamo che succede.
Il flusso di notizie che provengono da blog (anche seri) e media mainstream è irrilevante, si sa che l’Argentina sta negoziando con i fondi avvoltoio, non si sa bene quale sia l’atteggiamento degli Usa e si sa di per certo che la Cina è pronta a correre in soccorso a Buenos Aires (non Aggratis) e comunque serpeggia il leggerissimo sospetto che se anche un paese decidesse di non pagare più un centesimo sul suo debito pubblico a nessuno, alla fine per evitare “tensioni” su mercati ultragonfi di bolle pronte ad esplodere, alla fine non succederà un bel nulla.
Quindi parrebbe (super condizionale, e chi lo sa cosa hanno veramente in testa?) che l’Argentina stia pensando di usare la sentenza Usa che la obbliga a pagare ai fondi avvoltoio per…. non avere debiti più con nessuno.
Beh.. Forza Argentina tutta la vita.
Sai che ridere se alla fine, si scopre che il debito lo puoi anche non pagare, e il giorno dopo tutto continua come prima?
Che tempi interessanti.
p.s. la dead line sarebbe il 30 Luglio, ma si sa in questi casi un rinvio non si nega a nessuno. Io ho una dispensa piena di popcorn.
p.p.s. mi viene da ridere, sapete cosa succederebbe in Italia se l’Argentina non pagasse e la passasse liscia? Dopo la moda, “torniamo alla lira” partirebbe in tempo zero la moda “non paghiamo il debito (e torniamo alla lira)”. Troppo divertente.
p.p.p.s. forse ve lo siete dimenticato, ma personalmente una sana dichiarazione di insolvenza per l’Italia, mi vedrebbe più che favorevole e da quel punto in poi sì che si aprirebbe una finestra di opportunità per trasformare alla radice l’espressione geografica comunemente conosciuta come "Italia"...
(Fonte: rischiocalcolato.it)

Il premier ucraino si è dimesso, vediamo cosa succede in Ucraina.

La notizia non è che “carota Kid” , il premier ucraino Yatsenyuk si sia dimesso, la notizia vera sono le leggi che sta cercando di far passare e che sono state cassate dalla Rada, il parlamento Ucraino.
Come saprete, ma forse qualcuno non lo sa, c’è una guerra in corso in est ucraina, una vera e propria guerra, e anche la Croce Rossa, proprio questa mattina , ha deciso di dichiarare che c’è una “guerra civile” in corso.
Oddio, forse se ne dovrà accorgere anche il Fondo Monetario Internazionale, che deve versare i soldi del prestito.
Senza quei soldi le esangui casse di Kiev sono in crisi, mancano i soldi per pagare gli stipendi dei soldati a partire dal 1 Agosto.
Yatseniuk , politico navigato , se ne era accorto della situazione e aveva pensato ad un provvedimento urgente, per ripianare le casse dello stato:
  • Aumento generalizzato delle tasse, accise, Iva e aliquote, in un botto.
  • Vacanze forzate degli statali, esclusi giudici e militari, ogni anno gli statali dovrebbero andare per due mesi in “vacanza”, ovviamentenon retribuita, a rotazione. Non è mica detto che sarebbe una cattiva idea anche in Italia, questa. Forti, fortissime proteste dai partiti di destra, che infatti si sono dimessi dal parlamento, dato che il pensiero di milioni di statali a spasso brontolanti li ha spaventati.
  • Pagamento dell’Iva anche per le esportazioni dei cereali, ovvero riduzione graduale delle esenzioni, fino a sparire del tutto. Anche questa proposta di far pagare l’Iva anche a chi esporta ha fatto sollevare molte proteste da parte degli agricoltori.
Ci sarebbe anche molto da dire su come sono stati spesi finora i soldi arrivati da FMI e UE come stimolo dell’economia.
Prima di tutto li hanno spesi per “l’esercito”, almeno 130 milioni di dollari al mese, anche se i soldati faticano a veder arrivare il rancio, e campano grazie a donazioni e aiuti dei parenti.
Intanto, mentre i  soldati si arrangiano , obici semoventi cechi, carri armati romeni ed elicotteri polacchi arrivano zitti zitti nel porto di Odessa, nuovi fiammanti, per “combattere la guerra contro il terrorismo”.
Inutile dire che a parte aumenti delle tariffe e delle tasse, il popolo ucraino non ha ancora visto un dollaro, dei miliardi promessi per “risanare l’economia”.
Infatti invece di risanarsi l’economia ucraina cade in una profonda spirale di depressione.
La propaganda ucraina reagisce in modo Orwelliano, dando proclami e notizie sempre più inverosimili, anche la storia dei due aerei SU-25 abbattuti questa mattina pare non sia altro che una balla, nel disperato tentativo di “dimostrare” che i separatisti dispongono di missili in grado di abbattere aerei ad alta quota.
Eccovene un paio:
“i terroristi” hanno messo delle bombe nelle scuole del Dombass” Secondo i media ucraini delle mine sarebbero state nascoste nei muri delle scuole, per fare una strage di bambini dell’est, alla riapertura delle stesse, il primo settembre.
“i terroristi bombardano le zone residenziali di Donetsk e di Lugansk per dare la colpa all’esercito ucraino” secondo Kiev sarebbero i separatisti che si bombardano da soli per creare rabbia tra la popolazione.
Ci sarebbe da ridere, se non fosse tutto molto triste.
Le prossime settimane saranno molto interessanti, meglio di Game Of  Thrones.

(Fonte: liberticida.blogspot.it)

giovedì 24 luglio 2014

Allarme spread cessato? No, solo l’Italia rischia l’attacco finale dei mercati

Nonostante uno spread basso e rendimenti dei titoli di stato italiani ai minimi storici, l'Italia rischia un nuovo grave attacco finanziario e sarebbe l'unico paese dell'Eurozona a subirlo nuovamente. I motivi sono diversi.

La calma regna sovrana sui mercati finanziari. Lospread BTp-Bund per la scadenza decennale viaggia sotto i 160 punti base, come nei mesi precedenti la crisi finanziaria di metà 2011, mentre i rendimenti a 10 anni si attestano in zona 2,70%, ossia ai minimi storici. Avessimo saputo solamente un anno fa a che punto saremmo arrivati sul fronte titoli di stato, avremmo fatto festa. Invece, c’è da stare in allerta, perché potremmo vivere quella classica fase di quiete prima della tempesta che tutti temono.
Una domanda sorge spontanea: perché i rendimenti dei bond pubblici italiani (e non solo) sono crollati a livelli record? Perché la BCE ha varato misure di stimolo monetarie, azzerando i tassi e inondando i mercati di liquidità. A ciò si aggiunge un’aspettativa di inflazione per l’Italia molto bassa o inferiore al passato nei prossimi anni.

Italia sempre più debole

I fondamentali della nostra economia non solamente non giustificano il crollo dello spread, ma a dirla tutta, oggi sono peggiori di quelli lasciati 3 anni fa in eredità dal governo Berlusconi, quello costretto alle dimissioni per l’attacco dei mercati finanziari. Il debito è salito al 135,6% del pil, il deficit balla sempre sul limite del 3%, nonostante la raffica di tasse e tagli di questi anni, la disoccupazione è esplosa a livelli prossimi al 13%, il pil è arretrato del 2,5% nel 2012 e dell’1,9% nel 2013, ma non sembra in ripresa, semmai stagnante.
Nel frattempo, non sono state varate riforme, al di fuori di quella sulle pensioni. Il mercato del lavoro, quello dei servizi non sono stati liberalizzati, non sono state avviate le privatizzazioni, la burocrazia elefantiaca non è stata minimamente intaccata e la spesa pubblica improduttiva non è stata tagliata nemmeno di striscio, rendendo impossibile l’abbassamento dell’esosa pressione fiscale e, in particolare, il taglio dell’arcinoto cuneo fiscale.

Scontro Draghi-Renzi

Sarà un caso che un paio di settimane fa, il governatore della BCE, Mario Draghi, abbia invocato una sorta di governance europea per le riforme, consapevole che i governi nazionali non avrebbero la forza politica per varare le misure necessarie a superare la crisi?
E che il riferimento fosse all’Italia, oltre che alla Francia, lo hanno capito tutti. Quello che in pochi ancora comprendono, però, è che quelle parole non sono state pronunciate da Draghi per puro capriccio, ma perché in cuor suo, egli nutre il timore che presto arriverà una nuova devastantetempesta finanziaria. Non contro l’euro, non contro tutti i Piigs, bensì solo contro l’Italia. Perché? Il nostro paese è l’unico a non essere tornato a crescere, nonostante quattro anni di recessione negli ultimi sei. Persino la moribonda Grecia sta vedendo da lontano quella pallida luce in fondo al tunnel che noi non intravediamo. La Spagna è tornata a crescere, l’Irlanda pure, il Portogallo sta molto meglio di prima.

E tutti questi paesi hanno fatto le riforme, per quanto incompiute e dolorose, l’Italia quasi nessuna. E in ciò siamo accomunati con la Francia, la quale, però, gode di fondamentali migliori e di attese più positive, per quanto stia vivendo una fase delicatissima.
Non gioca in favore dell’immagine dell’Italia il battersi in Europa per rendere più flessibile il Patto di stabilità, come sta facendo in queste settimane il premier Matteo Renzi, nella qualità di presidente di turno della UE. Patto più flessibile significa più debiti e a questo punto, i mercati potrebbero iniziarsi a (ri-) chiedere se valga ancora la pena finanziare un paese che ha già un debito di 2.166 miliardi di euro e la cui economia non cresce. Il resto lo faranno le fibrillazioni politiche sul capitolo delle riforme istituzionali e la crisi di leadership a cui presto potrebbe andare incontro il nostro premier, quando la realtà dei conti pubblici lo metterà davanti alla necessità di una manovra correttiva pesante già a settembre.
Messo in sicurezza l’euro, a partire dal famoso “whatever it takes” di Draghi del 26 luglio 2012, resta da salvare l’Italia. I rimbrotti della BCE contro Renzi sono il segnale che gli investitori potrebbero avere iniziato a spazientirsi contro le chiacchiere romane. E ognuno potrà immaginare cosa accadrebbe alla nostra economia se ripartisse la crisi dello spread.
(Fonte: investireoggi.it)

mercoledì 23 luglio 2014

La prossima crisi economica è attesa per la primavera 2015


Le previsioni dell’istituto di ricerca e management International Institute for Management Development di Losanna annunciano il rischio di un nuovo crollo dei mercati e del conseguente collasso dell’economia nella primavera del 2015.
Anche gli americani e gli inglesi che da anni pretendono di avere all’attivo performance notevoli iniziano ad ammettere che la buona salute delle loro economie è molto artificiale. La loro industria finanziaria è devastata da deliranti operazioni monetarie.
Le cifre dell’impiego usate nelle comunicazioni ufficiali sono falsificate per il buon uso della stampa politica. In Gran Bretagna l’ufficio del primo ministro si dice felice di aver riportato il tasso di disoccupazione al 6.6% ma si astiene dal dare lezioni di condotta agli europei, nella misura in cui nel paese vi sono oltre 8 milioni di persone che lavorano meno di 16 ore la settimana. E’ un terzo della popolazione attiva che lavora meno di quanto vorrebbe.
Quando la Casa Bianca si dice felice che in giugno la disoccupazione nel paese è scesa a 6,3%, il US Bureau of Labor Statistiques precisa che il tasso dei disoccupati dell’indicatore U6 (che integra chi lavora meno di 6 la settimana) è del 12.4%. I democratici e i repubblicani sanno quali sono le cifre reali e sanno bene che il movimento del Tea-party recluta fra queste persone.
Una convenzione di banchieri ha convenuto che la politica dei QE, la stampa continua di moneta, condotta dalla Federal Reserve non ha creato ricchezza reale, ha creato un aumento spettacolare dei prezzi delle azioni nei paesi occidentali e dell’immobiliare in paesi come Brasile, Canada e Gran Bretagna.

E’ come se tutti fossero stati drogati per sopportare lo choc dei subprimes nel 2008 e la dipendenza è tale che sei dopo non si possono più interrompere le trasfusioni di morfina. Il rischio di overdose è evidente, per non parlare degli choc politici e sociali negli Stati Uniti all’avvicinarsi delle elezioni presidenziali.
Le crisi legate a un disequilibrio della stampa di moneta rispetto alla creazione di ricchezza hanno cicli di 7 anni. Nel 1994 vi era stata la bolla delle obbligazioni. Nel 2001 la bolla di internet. Nel 2008 la crisi dei subprimes americani. Nel 2015 potremmo assistere allo scoppio di una nuova bolla finanziaria, le cui ripercussioni economiche sarebbero ben più gravi, dato che la struttura è già seriamente traballante.

(Fonte : Atlantico.fr)

sabato 5 gennaio 2013

Un film che apre davvero la mente...

ZEITGEIST - Moving Forward
Questo film spiega in modo preciso, chiaro ed inequivocabile le cause dell'attuale crisi economica, ambientale e degli altri gravi problemi che affliggono il mondo moderno, offrendo anche delle limpide soluzioni dettate dalla logica e dal metodo scientifico.
Il video dura 2 ore e 40 minuti, ma credo proprio che sarà del tempo speso bene, e credo anche che, siccome è stato censurato da ogni televisione italiana, dovrebbe essere ugualmente visto e fatto vedere dal maggior numero di persone con un minimo di "voglia di verità"...



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